23 Ottobre 2007

“Questo era infatti il vero deserto dove le differenze di razza e di colore, di ricchezza e di posizione sociale sono pressoché senza senso; dove il manto dell’apparenza viene strappato e le verità fondamentali vengono alla luce. Era un luogo dove gli uomini si tengono stretti gli uni agli altri. Qui essere soli voleva dire sentire immediatamente il peso della paura, poiché la nudità di questa terra era piú terrificante della foresta piú oscura nel pieno della notte. Nella spietata luce del giorno eravamo altrettanto insignificanti degli scarafaggi che vedevo affaccendarsi sulla sabbia. Solo nell’amichevole oscurità potevamo prendere a prestito pochi metri quadrati di deserto e sentirci a casa nel perimetro della luce del fuoco, mentre sopra di noi il familiare disporsi delle stelle velava il tremendo mistero dello spazio.”
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18 Ottobre 2007

“Devi sapere che ciò che cerchi è raro. Non essere incontentabile, dopotutto puoi ottenere solo ricordi vaghi e indistinti come sogni, ricordi che non fanno mai appello alle parole. Quando li enunci sono solo frasi concatenate, nient’altro che frammenti passati al setaccio attraverso le strutture della lingua.”
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8 Ottobre 2007

Due fratelli: il Gino e l’Arturo. Dire normali è dire una bugia, perché davanti a una moto, i due si trasformano. Quella per la moto è una passione tutta speciale, un amore che non ha confini, un desiderio quasi sessuale, una follia che li porta a inventare le sfide piú strane. Prima soltanto sulle moto: dall’officina a casa, dall’officina al bar, da casello a casello. Poi con tutto quello che abbia un motore: bici contro macchina (in retromarcia), moto contro macchina, macchina, go-kart, pullman… Il Gino e l’Arturo cadono, si rialzano, ricominciano, si conciano, truccano, elaborano. Sono spietati, cinici, imprevedibili, crudeli, fortissimi: diventano due campioni. Finché un giorno…
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15 Settembre 2007

A dire Afghanistan il lettore attento o il fanatico di telegiornali si ricorda di guerre di religione, interne, del socialismo reale con riforma agraria imposto poi dal colpo di stato dei generali filosovietici che aveva aperto l’ingresso alle truppe russe e scatenato una ribellione generalizzata dalle campagne e l’esodo di migliaia di profughi verso il Pakistan.
Poi Najibullah e infine i Talebani, studenti islamici che avevano occupato tutto il paese imponendo le regole del Corano, emarginando le donne al ruolo di domestiche e di serve con chador, togliendole dal lavoro, dalla scuola, dall’Università. E al nord Massud, che era diventato “Il leone del Panshir contro i russi”, e che si era opposto ai talebani sino alla sua eliminazione fisica.
Una volta cacciati i Talebani, il potere va in mano a un presidente eletto e a un consiglio direttivo.
C’è una maggior libertà. Costumi piú occidentali. In apparenza.
Le domande sospese nell’aria restano molte.
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14 Settembre 2007

Ho scorto alcuni indizi. Evidenti in sé.
Per cominciare, le facce di chi meglio sa leggere gli spartiti impressi sulla mia anima: a una osservazione appena piú penetrante, quei volti mi rimandano messaggi univoci, niente affatto incoraggianti. Poi ci sono i momenti di aggressività che non mi appartengono e che pur si manifestano, per fortuna ancora sporadicamente, da qualche tempo. E che dire di quell’insofferenza alle quotidiane consuetudini, siano esse piacevoli, tediose, o solamente inevitabili, insofferenza che mi flagella dall’interno lo stanco contegno? Ne ho elencati giusto alcuni degl’insorgenti indizi, anche se la lista potrebbe allungarsi parecchio semplicemente enumerando dettagli e sfumature meno appariscenti. Ma non serve farlo, perché ho già capito da un pezzo il significato del tutto: ho bisogno di andare in walkabout.
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14 Settembre 2007
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